Resitalia Come sono nati i pavimenti in resina

Come sono nate le resine per pavimenti

Benché la resina vegetale ricavata da piante e alberi venisse impiegata già nell’antichità per impermeabilizzare le chiglie e altre parti delle navi, risalgono alla metà dell’ottocento i primi studi sulle resine sintetiche. Solo all’inizio del novecento però venne prodotta per la prima volta una resina artificiale, nel laboratorio newyorkese del chimico belga Leo Baekeland, l’inventore della bachelite.

L’attenzione verso i materiali sintetici crebbe progressivamente, originando la diffusione di massa che caratterizzò gli anni sessanta e settanta. Anche se già nel dopoguerra i pavimenti in resina erano risultati una soluzione ideale per gli stabilimenti dedicati all’assemblaggio di carri armati, grazie alla capacità di sopportare la durezza dei cingoli.

Lo sviluppo tecnologico portò a un’evoluzione dei processi produttivi e consentì di creare nuove tipologie di resina con caratteristiche migliorative. Tali innovazioni permisero, tra l’altro, l’utilizzo nelle industrie per realizzare pavimentazioni con prestazioni ottimali a livello di resistenza meccanica e chimica. Inoltre il vantaggio di ottenere un fondo senza soluzione di continuità era particolarmente importante per facilitare le operazioni di pulizia.

A quei tempi era necessario stendere dei sottofondi specifici, ad esempio in calcestruzzo, ma i notevoli progressi compiuti dal settore chimico hanno fatto sì che la resina oggi non necessiti di particolari massetti e, a partire dagli anni novanta, abbia un campo d’impiego più ampio, non solo in ambito industriale ma anche in quello civile.

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